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Dichiarazione del Comitato Centrale del KKE sul 100° anniversario della Grande Rivoluzione Socialista di Ottobre

Il Comitato Centrale del KKE onora il 100° anniversario della Grande Rivoluzione Socialista di Ottobre. Onora l’evento culminante nella storia mondiale del XX secolo che ha dimostrato che il capitalismo non è invincibile, che possiamo costruire un’organizzazione superiore della società senza lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo.

La Rivoluzione d’Ottobre ha evidenziato la forza della lotta di classe rivoluzionaria, la forza degli sfruttati e degli oppressi, quando essi prendono il centro della scena e fanno girare la ruota della storia in direzione della liberazione sociale. In termini storici, essa è stata la continuazione delle rivolte degli schiavi, dei contadini nel Medioevo, delle rivoluzioni borghesi, ma ha costituito anche il culmine di questo processo ed è andata oltre, in quanto per la prima volta l’obiettivo della rivoluzione era l’abolizione della società dello sfruttamento di classe. Quarantasei anni dopo la "assalto al cielo" dell’eroica Comune di Parigi, la classe operaia russa, attraverso la rivoluzione d’Ottobre, è venuta ad incarnare la visione delle masse popolari lavoratrici, milioni di persone, per una vita migliore.

La rivoluzione d’ottobre ha dimostrato la correttezza dell’analisi leninista che la vittoria del socialismo è possibile in un paese o in un gruppo di paesi in conseguenza dello sviluppo ineguale del capitalismo.

L’Ottobre del 1917 è stato un evento di rilevanza globale e duratura. Ha confermato il potenziale della classe operaia (come forza sociale che può e deve condurre la lotta rivoluzionaria, per una società senza sfruttamento, insicurezza, povertà, disoccupazione e guerre) per compiere la sua missione storica. Ha anche confermato che la realizzazione della missione storica della classe operaia non è determinata dalla sua proporzione quantitativa nella popolazione economicamente attiva, ma dal fatto che è il veicolo dei nuovi rapporti socialisti di produzione.

Allo stesso tempo, l’Ottobre ha evidenziato il ruolo insostituibile dell’avanguardia politica rivoluzionaria, il partito comunista, come fattore guida non solo nella rivoluzione socialista, ma anche nell’intera lotta per la formazione, il rafforzamento e la vittoria finale della nuova società comunista.

La fiamma dell’Ottobre ha portato e accelerato l’istituzione di una serie di partiti comunisti, partiti operai rivoluzionari di un nuovo tipo, in opposizione ai partiti socialdemocratici di quell’epoca, che avevano tradito la classe operaia e la politica rivoluzionaria, scegliendo la via della cooptazione del movimento operaio sotto la bandiera della classe borghese, nonché il sostegno all’assalto militare imperialista contro il giovane stato dei lavoratori in Russia.

La vittoriosa Rivoluzione di Ottobre è stata la continuazione di tutte le rivolte dei lavoratori precedenti e ha aperto la strada per il passaggio storico dell’umanità "dal Regno della Necessità al Regno della Libertà". Codificando la sua importanza storica, Lenin scrive:

«Noi abbiamo cominciato quest'opera. Quando, entro che termine precisamente, i proletari la condurranno a termine? Ed a quale nazione apparterranno coloro che la conduranno a termine? Non è questa la questione essenziale. E' essenziale il fatto che il ghiaccio è rotto, la via è aperta, la strada è segnata».

Le lezioni dell’Ottobre sono particolarmente importanti oggi che la ruota della storia sembra muoversi all’indietro, oggi che il movimento comunista internazionale è in condizioni di crisi e ritirata, oggi che le conseguenze a lungo termine della controrivoluzione (fin dall’inizio degli anni Novanta) stanno rafforzando l’idea sbagliata di molti operai che non esiste una soluzione alternativa al capitalismo.

Lo sviluppo storico stesso ci aiuta a denunciare la propaganda borghese che afferma che il progetto socialista-comunista aveva un carattere utopistico. Nessun sistema socioeconomico nella storia dell’umanità è stato realizzato in un attimo, una volta per tutte, con un percorso lineare di vittorie di quelle forze di classe che erano i veicoli del progresso sociale in ogni fase specifica. Dopo la grande rivolta degli schiavi, Spartaco fu crocifisso, ma la schiavitù alla fine fu abolita. Dopo la rivoluzione borghese francese del 1789, Robespierre fu ghigliottinato, ma i giorni del feudalesimo erano contati.

La classe borghese nasconde deliberatamente il fatto che occorsero circa 4 secoli per consolidare il suo potere. Ci sono voluti diversi secoli, dai primi tentativi della borghesia nelle città commerciali del Nord Italia nel XIV secolo alle rivoluzioni borghesi del XVIII e XIX secolo, affinché le relazioni capitalistiche non si fossero sviluppate ad un livello soddisfacente in modo da imporre la completa abolizione delle relazioni feudali di produzione. Le sconfitte politiche subite dalla classe borghese in questo periodo non negano il fatto che storicamente fosse necessario che le vecchie relazioni di produzione tra i latifondisti e il servo venissero sostituite con le relazioni borghesi tra il capitalista e l’operaio.

I rappresentanti politici della classe borghese affermano vanamente che il capitalismo è insostituibile, eterno e che la lotta di classe rivoluzionaria non è più lo strumento per lo sviluppo storico.

L’esistenza decennale e i successi della società socialista, inaugurata dalla Rivoluzione d’Ottobre, hanno dimostrato che è possibile una società senza padroni, senza capitalisti che possiedano i mezzi di produzione. Questa conclusione non è negata dal fatto che in questa fase specifica non si è riuscita a sconfiggere una volta per tutte la proprietà capitalista e il profitto capitalista.

 

IL SOCIALISMO RESTA NECESSARIO, ATTUALE E REALISTICO

 

La necessità e l’attualità del socialismo, la sua capacità di abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione concentrati, deriva dallo sviluppo del capitalismo che porta alla concentrazione della produzione. La proprietà capitalistica mette un freno al carattere sociale della produzione. La proprietà capitalistica annulla il potenziale di tutti i lavoratori di vivere in condizioni sociali migliori che corrispondono alle loro crescenti esigenze umane: in modo che tutti abbiano lavoro senza l’incubo della disoccupazione, lavorando per meno ore, godendo di un migliore standard di vita, con un livello elevato di istruzione esclusivamente pubblica e gratuita e servizi simili in materia di salute e benessere.

La classe operaia crea queste possibilità attraverso il suo lavoro all’interno del capitalismo, possibilità ampliate dallo sviluppo della scienza e della tecnologia. Tuttavia, in una società in cui tutto ciò che viene prodotto è determinato sulla base del profitto privato e capitalistico, i bisogni della classe operaia e degli strati popolari sono schiacciati. L’essenza del problema è che coloro che producono non sono coloro che decidono sugli obiettivi e sull’organizzazione della produzione. Le crisi economiche cicliche si trovano nel DNA del capitalismo e stanno diventando sempre più profonde e sincronizzate, portando a un forte aumento della disoccupazione, all’ulteriore espansione del lavoro malpagato senza copertura sociale, i diritti vitali sono stati distrutti con le guerre imperialiste per la divisione dei mercati e dei territori.

Il deterioramento delle condizioni di lavoro e di vita, nonostante l’aumento della produttività del lavoro, riguarda l’intero mondo capitalista e in effetti anche gli stati capitalistici più sviluppati. Gli stati capitalistici stessi, i loro centri di ricerca, ammettono che il reddito dei lavoratori sta diminuendo, mentre la ricchezza dei capitalisti sta aumentando.

Proprio come nei periodi precedenti alle rivoluzioni sociali, oggi un fattore decisivo per la corrosione della forza del vecchio sistema di sfruttamento è sempre dato dalle sue contraddizioni interne e la loro intensificazione. Ciò fornisce il potenziale per lo sviluppo e l’escalation della lotta di classe e la sua acquisizione di un carattere rivoluzionario. Oggi, nell’era del capitalismo monopolistico, la contraddizione fondamentale del sistema si sta acuendo, mentre il lavoro e la produzione sono stati socializzati a livelli senza precedenti, la maggior parte dei loro prodotti sono goduti dagli azionisti dei gruppi affaristici. Questi sono i grandi azionisti - parassiti della vita economica, che nonostante siano inutili per l’organizzazione e la direzione della produzione, sfruttano la classe operaia. Azionisti che spesso non sanno quali sono le società in cui detengono e ricevono dividendi dai prodotti o dove si trovano.

 

Contemporaneamente al dominio dei gruppi monopolistici, si sta rafforzando la tendenza alla stagnazione relativa, vale a dire la stagnazione in relazione al potenziale e al dinamismo creato dall’attuale livello di sviluppo delle forze produttive, rispetto a quanto potrebbe essere prodotto quantitativamente e qualitativamente se la società avesse eliminato il profitto come forza motrice della produzione. Le caratteristiche del parassitismo e della relativa stagnazione sono: la cosiddetta obsolescenza programmata delle merci (l’uso delle conoscenze scientifiche per limitare la durata di vita dei prodotti), le restrizioni alla diffusione della tecnologia dovuta ai brevetti di proprietà dei gruppi aziendali, il sottosviluppo per diversi periodi di settori che non sono abbastanza redditizi (ad es. la protezione contro i terremoti), la distruzione dell’ambiente a causa dell’utilizzo irrazionale per la massimizzazione dei profitti capitalistici, l’enorme spesa per la ricerca scientifica per la produzione di armi e mezzi di repressione ecc.

Oggi, il rapporto di forze negativo per la classe operaia riproduce l’impressione (a causa del dominio dell’ideologia borghese) che il potere e l’aggressione del capitale siano invincibili. Tuttavia non si può nascondere il decadimento del capitalismo e il potenziale obiettivo per l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, per la loro socializzazione attraverso il potere dei lavoratori e la loro utilizzazione sulla base della pianificazione centralizzata per il beneficio della società.

Tutta la storia della Rivoluzione d’Ottobre e ciò che precede dimostrano che la correlazione negativa delle forze non è eterna e immutabile.

 

L’APPARIRE DELLE CONDIZIONI FAVOREVOLI PER L’INSURREZIONE RIVOLUZIONARIA

Il fatto che ci siano le condizioni preliminari per la costruzione della società socialista-comunista non implica automaticamente la sua realizzazione. Un motivo importante a questo proposito è il fatto che, contrariamente alle leggi della natura, il progresso sociale richiede l’attività rilevante dell’uomo, in questo caso la lotta di classe per l’abolizione della vecchia società e la costruzione della nuova.

Lo scoppio della rivoluzione socialista (come ogni rivoluzione sociale nella storia umana) presuppone l’emergere di una situazione in cui è indebolita la capacità della classe dirigente di cooptare, reprimere e sottomettere la popolazione.

Lenin ha formulato la definizione della situazione rivoluzionaria e ha individuato l’obiettivo principale e le caratteristiche soggettive, che si accumulano nella società alla vigilia della rivoluzione.

- Quelli di "sopra" (la classe dirigente dei capitalisti) non possono governare e amministrare come hanno fatto in passato.

- Quelli di "sotto" (la classe operaia e lo strato popolare) non vogliono vivere come hanno fatto in passato.

- Si osserva un straordinario aumento dell’attività delle masse.

Così, la miseria di coloro che stanno "sotto" e il loro malcontento fanno aumentare il loro attivismo politico, mentre la confusione, la debolezza, le contraddizioni, l’indecisione prevalgono tra quelli di "sopra".

L’emergere di una tale situazione favorevole per il rovesciamento rivoluzionario della società capitalista ha un carattere oggettivo; scaturisce dall’impennata improvvisa delle sue contraddizioni.

Tuttavia, come giustamente sottolineato da Lenin, ciò non significa che ogni situazione rivoluzionaria si trasformi in una rivoluzione. Né la reazione di coloro che sono sotto, né la crisi di quelli che stanno sopra, provocheranno il rovesciamento, se non c’è una rivolta rivoluzionaria pianificata della classe operaia, guidata dall’avanguardia cosciente.

In altre parole, per la comparsa di una rivoluzione operaia deve essere presente l’avanguardia politica rivoluzionaria, il partito comunista, dotato delle elaborazioni teoriche e della capacità di prevedere gli sviluppi, basati sulla visione del mondo marxista-leninista e capace di guidare la rivolta rivoluzionaria della classe operaia.

Naturalmente, non è possibile prevedere tutti i fattori che possono portare a una situazione rivoluzionaria. L’esperienza storica ha evidenziato la manifestazione di una crisi capitalistica profonda e sincronizzata, combinata con l’esplosione di una guerra imperialista come fattori importanti.

La prima rivoluzione dei lavoratori vittoriosi in Russia fu il risultato della capacità della classe operaia, guidata dal suo partito, di assumere questo ruolo in condizioni simili. Lenin ha previsto correttamente il potenziale di una situazione rivoluzionaria in Russia, la possibilità che la Russia emergesse come l’anello debole della catena imperialista nelle condizioni della prima guerra mondiale.

 

IL PERCORSO DEI BOLSCEVICHI VERSO LA VITTORIA NELL’OTTOBRE 1917

 

Nella Russia zarista prima della prima guerra mondiale sopravvivevano intense caratteristiche del vecchio stato assolutista guidato dallo zar, anche se il capitalismo si stava rapidamente sviluppando. In campagna esisteva una vasta massa di contadini e piccoli produttori, che erano tormentati dalle importanti vestigia di relazioni feudali.

La rivoluzione del 1905-1907 portò alla formazione della Duma statale, cioè una forma di istituzione legislativa rappresentativa con diritti molto limitati, che non significò in alcun modo la transizione verso un formale sistema parlamentare borghese. L’istituzione della Duma espresse un compromesso tra le sezioni della classe borghese e il regime zarista. Nella campagna, malgrado il fatto che la servitù in Russia formalmente fosse stata abolita fin dal 1861, gran parte dei contadini soffriva dell’oppressione dei grandi proprietari terrieri che li costringeva a fare lavori per loro o a consegnare la metà delle loro colture.

Nel periodo della rivoluzione del 1905 i Soviet sono nati come organi per l’organizzazione dell’attività rivoluzionaria della classe operaia all’interno delle condizioni di intensificazione delle lotte di sciopero e di conflitti di classe. Essi costituivano una nuova forma di organizzazione della classe operaia con delegati eletti e funzionavano come embrioni delle forme del futuro potere dei lavoratori.

La creazione di enormi fabbriche nei centri chiave delle principali città russe, come Mosca e Pietrogrado (in seguito ribattezzata Leningrado), portarono a una significativa crescita del lavoro salariato, rendendo la classe operaia la forza sociale di base del paese, nonostante il fatto che non fosse la maggioranza della popolazione totale dell’impero zarista.

In queste complesse condizioni i bolscevichi costituirono una linea strategica che mirava, attraverso lo sviluppo della lotta di classe, a salvaguardare due cose: a) l’indipendenza politica della classe operaia nella prossima rivoluzione borghese-democratica in modo che il proletariato non si accodasse alla borghesia. b) la guida dell’intero movimento popolare da parte della classe operaia (cioè l’alleanza sociale del proletariato con i piccoli e medi contadini) in modo che la rivoluzione potesse avere un carattere radicale in relazione all’epoca storica e facilitasse la transizione verso la rivoluzione socialista. Di conseguenza, nella lotta per conquistare i contadini al fianco della classe operaia, la strategia dei bolscevichi si basava sulla linea: insieme a tutti i contadini contro il Medioevo. Poi quindi, insieme ai poveri contadini, insieme ai semi-proletari contro il capitalismo, e insieme contro i ricchi dei villaggi.

Questa strategia si basava sulla valutazione secondo cui lo sviluppo oggettivo del capitalismo in Russia era in contraddizione con la sovrastruttura politica arretrata dello zarismo e con il mantenimento delle vestigia della servitù in campagna e anche sull’idea di un processo rivoluzionario a livello europeo. Allo stesso tempo la classe borghese del 1905 non era più la classe borghese progressiva dell’epoca delle rivoluzioni borghesi del XVIII e XIX secolo. In ogni caso il capitalismo era ormai passato a livello globalizzato nell’era reazionaria dell’imperialismo. Più che desiderare una rivoluzione politica, la temeva in quanto la classe rivale, la classe operaia, si sarebbe potuta affermare come forza politica indipendente.

Di conseguenza Lenin valutò che la rivoluzione avrebbe dovuto istituire un governo rivoluzionario temporaneo, la "dittatura democratica dei proletari e dei contadini", che avrebbe realizzato quello che era contenuto nel programma "minimo" dei bolscevichi (assemblea costituente, diritti di voto universale, riforme agrarie, ecc.) Questo potere avrebbe sradicato le vestigia dello zarismo, mentre avrebbe scatenato la rivoluzione proletaria nell’Europa occidentale capitalista avanzata, che a sua volta avrebbe sostenuto la rivoluzione proletaria in Russia.  I bolscevichi in questo periodo connettevano la rivoluzione democratica borghese con la rivoluzione socialista e sottolineavano la difesa degli specifici interessi della classe operaia e la necessità di esercitare pressioni costanti sul governo rivoluzionario per estendere le conquiste della rivoluzione.

La "dittatura democratica dei proletari e dei contadini", come ha detto Lenin, avrebbe avuto una prospettiva unificata per distruggere l’assolutismo, ma non in termini socialisti. Mentre la rivoluzione si sviluppava, Lenin prevedeva che la lotta stessa nell’alleanza e nel governo degli operai e dei contadini avrebbe rafforzato e portato alla fine alla completa separazione della classe operaia dai contadini medi e ricchi, mirando al dominio degli elementi proletari sui piccoli borghesi e la transizione alla "dittatura del proletariato".

Questa linea dei bolscevichi era stata formalizzata in opposizione agli opportunisti di destra dell’epoca, ai menscevichi e anche in opposizione a Trotsky che sottovalutava il ruolo e il significato dei contadini. Lenin affermò che la posizione di Trotsky avrebbe portato alla "negazione del ruolo dei contadini" e alla paralisi della rivoluzione.

L’ingresso della Russia nella prima guerra mondiale acuì le contraddizioni sociali. Le ripetute sconfitte dell’esercito russo sul fronte, la perdita di territori (come la Polonia, i Paesi Baltici) causarono un grave malcontento, non solo tra i lavoratori e i contadini che soffrivano a causa delle distruzioni della guerra, ma anche tra la classe borghese russa. Il fatto che lo zarismo cominciava ad orientarsi verso la Germania e sulla la possibilità di firmare una pace separata con essa innescò la reazione della borghesia, una reazione che fu sostenuta dalla Gran Bretagna e dalla Francia e portò all’organizzazione di piani per rovesciare lo Zar. Nel 1916 nel Caucaso e nell’Asia centrale si verificarono sommosse simultanee di varie nazionalità contro l’impero zarista.

I piani della borghesia per rovesciare lo Zar si integrarono con le principali mobilitazioni e scioperi popolari condotti nel febbraio 1917, a causa della mancanza di cibo, della disoccupazione di massa e della rapida intensificazione dei problemi sociali. La formazione di una situazione rivoluzionaria, l’attività politica di massa degli operai e dei contadini organizzati nei Soviet, la disintegrazione dell’esercito, portarono alla fine al rovesciamento rivoluzionario dello Zar.

La situazione rivoluzionaria fu creata sul terreno di un processo complesso che conteneva numerosi fattori importanti: l’acuirsi degli antagonismi inter-imperialisti, i problemi che la guerra imperialista aveva creato agli strati popolari nei tre anni precedenti, la turbolenza dell’alleanza con la borghesia, che non permise più a quelli di "sopra" di governare come prima, il lavoro politico e organizzativo dei bolscevichi prima e durante la guerra tra le file della classe operaia e dei soldati.

L’improvvisa intensificazione delle contraddizioni tra la borghesia e lo zarismo nelle condizioni di crisi e di guerra imperialista, la cui inevitabilità era stata sottolineata dai bolscevichi, portò la borghesia ad assumere la guida nella Rivoluzione di Febbraio.

Il governo democratico provvisorio fu istituito dai rappresentanti dei partiti liberali borghesi russi e costituiva un organo di potere borghese. Allo stesso tempo la lotta politica di massa degli operai e dei contadini portò alla superficie l’organizzazione delle masse armate che parteciparono al rovesciamento dello Zar tramite i Soviet (consigli dei delegati).

I Mensevici (corrente opportunista) e i SR ("socialisti rivoluzionari piccolo-borghesi") dominavano i Soviet in questo periodo e ponevano la questione di sostenere il governo provvisorio democratico. È dunque una situazione che Lenin definì come " doppio potere " per descrivere un momento transitorio nel processo rivoluzionario, dove la classe borghese ha il potere, ma non è così forte da poter liquidare l’organizzazione delle masse popolari che erano armate (per es. i Soviet avevano le loro guardie). Lenin, capendo il compromesso tra il governo democratico provvisorio e i Soviet, riteneva che si doveva attuare una linea politica specifica per convincere gli operai attraverso la propria esperienza per la necessità di:

a) non fornire supporto al Governo Provvisorio Democratico, che era il governo della classe borghese.

b) capire che la guerra che continuava era imperialista, predatoria e ingiusta.

c) abbandonare i menscevichi e i SR per cambiare i rapporti di forza a favore dei bolscevichi nei Soviet.

d) prendere il potere da parte dei Soviet come condizione per la soluzione di tutte le richieste urgenti degli strati popolari (pace, terra, pane).

Nelle ben note "Tesi di Aprile" e nelle altre opere di questo periodo, Lenin ha fatto una chiara valutazione del carattere della Rivoluzione di febbraio. Ha valutato che il potere cambiava di mano, passando nelle mani della classe borghese. Ricordava che la questione fondamentale della strategia bolscevica fino ad allora, la questione dell’alleanza sociale degli operai e dei contadini, era già stata realizzata sotto forma di Soviet, indipendentemente dal fatto che nella loro maggioranza il proletariato fosse disorientato e credesse nei rappresentanti degli strati piccolo-borghesi, che agivano come coda della borghesia.

Contro la posizione degli "vecchi bolscevichi" (Kamenev, Zinoviev ecc.) che la rivoluzione democratica borghese non era stata completata e non erano stati realizzati alcuni obiettivi (ad esempio l’Assemblea Costituente, le riforme agrarie), Lenin rispose che il problema principale in ogni rivoluzione è la questione del potere. In questo senso la rivoluzione democratica borghese era stata completata.

Quindi era necessaria una modifica della strategia dei bolscevichi. A partire da febbraio, la prima e fondamentale questione che doveva essere risolta era l’aumento della coscienza del proletariato, la conquista della sua posizione di avanguardia nel quadro dell’alleanza sociale. Ciò richiedeva la lotta all’interno degli organi rivoluzionari stessi (Soviet), l’incontro con i semi-proletari e con i contadini poveri per preparare il terreno alla rivoluzione socialista.

Quando il Governo Democratico Provvisorio impose severe misure repressive nei confronti dei bolscevichi e del movimento operaio nel mese di luglio, i bolscevichi ritirarono lo slogan "Tutto il potere ai Soviet". Lenin in questo periodo cruciale e soprattutto dopo lo scoppio del colpo di Stato militare di Kornilov predisse che la situazione oggettiva avrebbe portato alla completa vittoria della dittatura militare borghese o alla vittoria della rivolta armata degli operai. Egli intensificò la lotta ideologica contro le illusioni di una pacifica transizione parlamentare al socialismo e dichiarò che l’obiettivo della rivolta armata sarebbe potuta essere solo la conquista del potere del proletariato, con il sostegno dei contadini poveri, per la realizzazione degli obiettivi programmatici del partito.

Nel settembre 1917, e dopo che i bolscevichi avevano guadagnato la maggioranza nei Soviet di Pietrogrado e Mosca, ritornarono allo slogan "Tutto il potere ai Soviet" con un nuovo contenuto. Non come in precedenza come uno slogan che avrebbe esposto al compromesso, la conciliazione dei menscevichi con il governo borghese e avrebbe facilitato il cambiamento dei rapporti di forza, ma come slogan per il rovesciamento del governo democratico provvisorio, come slogan per la rivolta rivoluzionaria. I bolscevichi agirono in questa direzione senza aspettare le elezioni dell’Assemblea Costituente o del Congresso dei Soviet.

La determinazione di Lenin e della dirigenza bolscevica che sosteneva le sue posizioni portò alla fine alla rivoluzione socialista vittoriosa il 25 ottobre (7 novembre secondo il nuovo calendario) 1917.

L’esperienza della Rivoluzione d’Ottobre evidenzia che il potere degli operai sovietici, la dittatura del proletariato, si occupava delle questioni urgenti degli operai (terra, pane, pace) e non di potere borghese o di qualche forma "intermedia" di potere che in realtà non può esistere. Il potere sovietico ha aperto la via per l’abolizione dei rapporti capitalistici di produzione.

Il partito bolscevico, con il contributo decisivo di Lenin, per raggiungere la rivoluzione vittoriosa ha compiuto continui sforzi teorici e politici per sviluppare la sua visione strategica, per approfondire e prevedere i rapidi cambiamenti nei rapporti di forza tra le classi rivali, per aumentare la sua influenza politica all’interno della classe operaia stessa. I cambiamenti nella linea politica rivoluzionaria dal 1905 all’ottobre 1917 riflettono la maturazione della sua elaborazione strategica.

Non fu facile. A partire dalla secessione dai menscevichi nel 1903 al II Congresso del Partito Operaio Socialdemocratico Russo (POSDR) e la formazione di un partito separato nel 1912, i bolscevichi furono forgiati in condizioni di lotta ideologico-politico-organizzativa per la separazione dalle forze dall’opportunismo.

Il percorso verso la vittoria fu il risultato di costanti e persistenti elaborazioni teoriche e politiche. Un contributo decisivo alla formazione della strategia della rivoluzione socialista fu fornito dallo studio delle caratteristiche del capitalismo monopolistico (nel lavoro "Imperialismo, fase suprema del capitalismo"), della posizione verso lo stato borghese e il carattere del potere degli operai, cioè la dittatura del proletariato ("Stato e rivoluzione") e l’approfondimento più generale del pensiero materialistico-dialettico e dell’analisi dei suoi sviluppi (con il lavoro "Materialismo e Empiriocriticismo"), mentre l’analisi economica della Russia zarista aveva già visto la luce (con il lavoro: "Lo sviluppo del capitalismo in Russia").

Queste elaborazioni evidenziarono il potenziale per la socializzazione dei mezzi concentrati di produzione nell’era del capitalismo monopolistico e anche il potenziale creato da uno sviluppo economico-politico ineguale e l’acuirsi delle contraddizioni inter-imperialistiche per rompere l’anello più debole della catena imperialista e per gli sforzi per iniziare la costruzione socialista in un paese o in un gruppo di paesi.

Lenin, sviluppando la strategia dei bolscevichi, si oppose in pratica alle posizioni di Plekhanov, Kautsky e Martov, nonché dei quadri dei bolscevichi che consideravano che la Russia dovesse passare obbligatoriamente attraverso una fase del cosiddetto capitalismo maturo.

Queste posizioni erano diffuse e influenti nella Russia pre-rivoluzionaria. Esse si basavano sul peso particolare della produzione agricola nell’economia russa, sulla mancanza della sua meccanizzazione, sull’arretratezza in termini di elettrificazione, sui residui pre-capitalisti in gran parte dell’impero zarista. Lenin mette in luce lo sviluppo delle relazioni capitalistiche, la creazione di gruppi monopolistici nelle grandi città e le potenzialità delle relazioni socialiste di produzione per dare grande impulso allo sviluppo delle forze produttive.

Come era naturale, la maturazione della strategia dei bolscevichi non era qualcosa che è accaduto rapidamente e facilmente. Il partito dei bolscevichi ha acquisito la capacità di trarre conclusioni dall’iniziativa rivoluzionaria sviluppata dalle masse in momenti di acutizzazione della lotta di classe e di utilizzare le istituzioni create da loro (i Soviet) a beneficio della sollevazione rivoluzionaria.

In ogni fase dello sviluppo della lotta di classe, si è dimostrata una caratteristica capacità di servire la sua strategia con la corrispondente linea politica, con alleanze, slogan, manovre e anche con il confronto abile con i menscevichi e con il resto delle forze opportunistiche. Ha utilizzato nel modo migliore l’esperienza combattiva acquisita dai suoi membri nelle battaglie di classe dura durante l’intero periodo 1905-1917. Ha lavorato per cambiare stabilmente e incisivamente i rapporti di forza nel movimento sindacale e del lavoro e ha potuto cambiare i rapporti di forza nei più grandi sindacati di Pietrogrado e Mosca durante la prima guerra mondiale e soprattutto ha potuto aumentare gradualmente l’influenza negli organi degli operai e dei soldati ribelli (i Soviet). Questa prontezza teorica e abilità combattiva pratica hanno dato al Partito dei bolscevichi la capacità di forgiare legami rivoluzionari con le forze dei lavoratori e di evitare di soccombere alle difficoltà pratiche che si trovavano ad affrontare nella attività, come la violenza statale e para-statale.

Nel difficile percorso dal 1905 al 1917, i bolscevichi si trovavano in pratica di fronte sia alla violenza dello stato zarista che all’attività controrivoluzionaria di strati popolari piccolo-borghesi e arretrati. Un esempio caratteristico furono le Centurie nere (o Centoneri) nella rivoluzione del 1905, quando Lenin considerava che trattare con loro in modo pratico avrebbe fornito un addestramento per i gruppi di combattimento dei lavoratori. I bolscevichi fecero sforzi titanici per approfondire la coscienza di classe degli operai in questo periodo. Basta ricordare che in una delle più grandi manifestazioni a Pietrogrado nel 1905, la folla teneva le icone dei santi e lo stesso zar e cantava inni religiosi, prima di essere attaccata dalla guardia dello zar.

In particolare nel periodo cruciale da febbraio a ottobre 1917, affrontarono politici borghesi molto capaci, come Kerensky, che avevano tremende abilità nell’ingannare le masse. I bolscevichi ebbero successo perché lavoravano con pazienza, audacia, con un piano politico, organizzativo e militare per l’insurrezione rivoluzionaria.

L’esito vittorioso della Rivoluzione d’Ottobre ha confermato la strategia della rivoluzione socialista e numerose lezioni legate al rovesciamento rivoluzionario del capitalismo: il ruolo guida del partito comunista rivoluzionario, il suo funzionamento basato sul principio del centralismo democratico, che ha come elemento fondamentale la collettività e la salvaguardia dell’azione unificata. La necessità di unire la classe operaia contro il potere del capitale, la necessità di attirare le sezioni dei contadini e di altri strati medi alla rivoluzione e anche di rendere neutrali altre sezioni. Il carattere storicamente obsoleto e reazionario della classe borghese, la necessità di non partecipare o sostenere un governo nel quadro del capitalismo, la non esistenza di forme di potere transitorie tra capitalismo e socialismo, la necessità di distruggere lo stato borghese.

Lo studio della strategia dei bolscevichi nella rivoluzione d’ottobre, nonché lo sviluppo della sua formazione (dal 1905 al 1917) porta a lezioni di importanza cruciale. Fornisce una preziosa esperienza per il modo in cui i comunisti si avvicinano ai lavoratori e agli strati popolari con livelli immaturi di coscienza di classe. I bolscevichi furono capaci di combinare con successo lo studio degli sviluppi nazionali e internazionali, il lavoro teorico e lo studio dell’esperienza della dura lotta di classe in Russia. Questa combinazione è oggi più necessaria che mai affinché i comunisti siano in grado di lavorare in modo efficace in condizioni complesse e difficili, in cui i rapporti di forza sono negativi.

 

SULLA STRATEGIA DEL MOVIMENTO COMUNISTA INTERNAZIONALE NEL 20° SECOLO

 

Il partito dei bolscevichi e la Rivoluzione d’Ottobre sono stati la continuazione storica dell’attività dell’ala rivoluzionaria dei marxisti nel quadro della 1° e della 2° Internazionale. Hanno contribuito allo scoppio delle rivolte operaie che sono avvenute negli anni successivi, a Berlino, a Budapest, a Torino e che furono sconfitte. In generale la Rivoluzione d’Ottobre ha accelerato lo sviluppo del movimento comunista internazionale e ha portato alla creazione della 3° Internazionale Comunista (1919-1943), istituita per contrastare la forza internazionale del capitale. La necessità di una chiara separazione dai partiti socialdemocratici che avevano tradito la classe operaia nella prima guerra mondiale, la necessità di intensificare la lotta contro di essi portò, al suo secondo congresso del 1920, alla formulazione delle 21 condizioni per l’adesione di un partito alla 3° Internazionale, condizioni relative alla salvaguardia del suo carattere rivoluzionario.

Tuttavia, in seguito l’esperienza positiva della rivoluzione d’ottobre non è più stata presa in considerazione e non ha prevalso durante la storia dell’Internazionale Comunista. Al contrario, la visione strategica che in generale poneva l’obiettivo di una forma intermedia di potere o di governo tra il potere borghese e quello dei lavoratori, quale fase transitoria al potere socialista, prevalse in misura significativa durante la sua esistenza che fu caratterizzata da contraddizioni su questo tema. Spesso questa scelta era giustificata sulla base dell’elaborazione strategica iniziale dei bolscevichi e fu applicata a economie capitalistiche e a stati borghesi in paesi che non avevano condizioni simili a quelle in Russia nel 1905.

Le ragioni di questo percorso richiedono chiaramente uno studio approfondito e dettagliato, che il nostro partito sta continuando. Tuttavia possiamo già sottolineare alcuni fattori e difficoltà che contribuirono al prevalere di elaborazioni strategiche problematiche.

Pochi anni dopo la vittoria di ottobre, l’ondata rivoluzionaria del movimento operaio si è ritirata soprattutto dopo la sconfitta della rivoluzione in Germania nel 1918 e in Ungheria nel 1919, mentre la creazione di precondizioni per una situazione rivoluzionaria non fu utilizzata da alcuni partiti comunisti. Più tardi, dopo il 1920, potenti paesi capitalistici superarono temporaneamente la crisi economica e si stabilizzarono. La maggioranza dei lavoratori organizzati in sindacati rimase intrappolata nei partiti socialdemocratici, in alcuni dei quali continuò a esserci un intenso conflitto interno, come in Italia e in Germania.

Allo stesso tempo, il confronto all’interno del Partito Comunista di Tutta l’Unione (B) si intensifica tra le forze che sostenevano che la costruzione socialista era impossibile senza la vittoria della rivoluzione socialista nell’Occidente capitalista avanzato (Trotsky e altri) e le forze, guidate da Stalin, che sostenevano che il potere sovietico avrebbe dovuto dare la priorità alla direzione della costruzione socialista.

L’aumento della minaccia di una nuova offensiva militare imperialista contro l’URSS negli anni Trenta fu un altro fattore in aggiunta alla recessione dell’ondata rivoluzionaria, unita alla lotta di classe molto forte all’interno dell’Unione Sovietica e agli ostacoli che erano stati superati rapidamente. La discussione su come affrontare questo problema acuì le contraddizioni e le debolezze teoriche nell’elaborazione dell’adeguata strategia rivoluzionaria.

Gli sforzi complessi della politica estera dell’URSS per ritardare per quanto possibile l’offensiva imperialista e utilizzare le contraddizioni tra i centri imperialisti in questa direzione erano legati a significative alterazioni e cambiamenti nella linea dell’Internazionale Comunista che avrebbero avuto in seguito un ruolo negativo sul percorso del movimento comunista internazionale nei decenni successivi. I cambiamenti erano legati a temi su come affrontare l’ondata fascista, la posizione verso la socialdemocrazia e la democrazia borghese stessa. Emerse in questo periodo l’approccio di fare una separazione politica delle alleanze imperialiste in aggressive, che comprendeva le forze fasciste, e quelle difensive, che includevano le forze borghesi-democratiche.

Più in particolare, si verificò una errata valutazione sull’esistenza di una sinistra e di una destra nei partiti socialdemocratici degli anni Trenta, che avrebbe giustificato un’alleanza con questi, che a sua volta porto a sottovalutare la loro completa trasformazione in partiti della classe borghese su questo punto. Questa distinzione erronea è stata mantenuta anche dopo la seconda guerra mondiale.

Questi cambiamenti hanno oggettivamente intrappolato la lotta del movimento operaio sotto la bandiera della democrazia borghese. Allo stesso modo, la separazione dei centri imperialisti in favorevoli alla pace e guerrafondai nascondeva la vera causa delle guerre imperialiste e il sorgere del fascismo, cioè il capitalismo monopolistico. In altre parole, non ha fatto luce sugli urgenti compiti strategici dei partiti comunisti di combinare la concentrazione delle forze per la liberazione nazionale o la lotta antifascista con la lotta per il rovesciamento del potere borghese, utilizzando le condizioni della situazione rivoluzionaria che si è creata in diversi paesi.

In generale, il carattere dell’epoca era sottovalutato nelle elaborazioni strategiche dell’Internazionale Comunista e la definizione prevalente del carattere della rivoluzione si basava sul criterio della posizione di un paese capitalista nel sistema imperialista internazionale. Vale a dire, il livello minore dello sviluppo di un paese rispetto ai livelli superiori raggiunti dalle potenze principali del sistema imperialista internazionale, nonché ai rapporti negativi di forza a sfavore del movimento rivoluzionario operaio, furono adottati erroneamente come criteri per definire il carattere della rivoluzione.

Questo erroneo approccio metodologico ha sottovalutato le potenzialità dei rapporti socialisti di produzione per dare grande impulso e liberare lo sviluppo delle forze produttive in un paese capitalista. Ad esempio, l’arretratezza esistente in termini di elettrificazione che l’URSS ereditò fu superata molto rapidamente, così come l’analfabetismo. Il potere dei lavoratori ha organizzato servizi sociali senza precedenti per l’epoca.

Lo sviluppo ineguale delle economie capitalistiche e le disparità di relazioni tra Stati non possono essere eliminati nel quadro del capitalismo. In definitiva, il carattere della rivoluzione in ogni paese capitalista è oggettivamente determinato dalla contraddizione fondamentale che viene chiamata a risolvere, indipendentemente dai cambiamenti relativi alla posizione di ciascun paese nel sistema imperialista internazionale. Il carattere e i compiti socialisti della rivoluzione nascono dall’acuirsi della contraddizione fondamentale tra capitale e lavoro in ogni paese capitalista nell’era del capitalismo monopolistico.

In molte delle elaborazioni dei Partiti Comunisti, l’approccio verso l’obiettivo del potere dei lavoratori si basava sul criterio dei rapporti di forza e non sulla definizione oggettiva dell’era storica in cui ci troviamo, che è determinata da quale classe è alla guida dello sviluppo sociale, cioè il movimento verso la liberazione sociale.

Lenin nel suo lavoro "Sotto bandiera altrui" ha riassunto l’epoca del capitalismo monopolistico come segue: «La terza epoca, appena incominciata, pone la borghesia nella stessa "situazione" in cui erano i feudatari durante la prima epoca. [Lenin si riferiva all’epoca dell’origine rivoluzionaria della borghesia con la rivoluzione borghese francese del 1789] È l'epoca dell'imperialismo e degli sconvolgimenti imperialisti, o derivanti dall'imperialismo».

Il carattere dell’epoca ha una dimensione globale, indipendentemente dalle variazioni da paese a paese in termini di misura e modalità di maturazione delle condizioni materiali per il passaggio al socialismo. La centralizzazione e l’espansione del lavoro salariato, della classe operaia che è sottomessa allo sfruttamento capitalistico è l’indicatore principale della maturazione del capitalismo.

 

LA COSTRUZIONE DEL SOCIALISMO IN USSR

 

La rivoluzione d’ottobre ha messo in evidenza un’organizzazione superiore della società, radicalmente diversa da tutti i sistemi che l’avevano preceduta storicamente e che avevano come carattere comune lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo.

Nell’Unione Sovietica nessuno avrebbe potuto avere un’altra persona impiegata sotto di se.

L’abolizione dell’occupazione del lavoro alienato è il risultato sociale più significativo della Rivoluzione d’Ottobre, l’origine di tutti i vari risultati per la vita dei lavoratori. Con la pianificazione centralizzata come rapporto sociale di produzione per l’utilizzo dei mezzi socializzati di produzione, sono stati realizzati importanti risultati sociali per diversi decenni.

Nell’URSS il diritto al lavoro è stato salvaguardato per la prima volta in pratica, abolendo la disoccupazione come fenomeno sociale. Sono state stabilite le basi per l’abolizione della discriminazione economica, politica-ideologica e sociale nei confronti delle donne e anche delle regioni con un’immensa ricaduta in questo campo. Sono state rapidamente sviluppate le scienze e l’istruzione e l’assistenza sanitaria gratuite di alta qualità a tutti i livelli, mentre è stato garantito l’accesso universale e la capacità di contribuire alla cultura e allo sport.

Inoltre, per la prima volta nella storia, sono state create istituzioni che hanno assicurato l’effettiva partecipazione dei lavoratori alla gestione dei vari aspetti della loro società, rimuovendo così le masse dai margini della vita politica e sociale. Per la prima volta il diritto dei lavoratori e dei giovani di eleggere e di essere eletti è diventato reale, contrariamente al contenuto puramente formale che questi diritti hanno nel capitalismo. Questi risultati costituivano un punto di riferimento e hanno contribuito, insieme ad altri fattori, alle conquiste del movimento operaio negli stati capitalistici. È stato dimostrato in pratica che più i rapporti comunistici produttivi si approfondiscono, più si rivoluzionano i rapporti sociali stessi, i rapporti dell’individuo con la società. È stato dimostrato che le relazioni socialiste di produzione possono garantire diritti sociali collettivi.

Il significato di questi risultati si moltiplica se si tiene conto delle condizioni in cui sono stati raggiunti. La distanza che separava la Russia pre-rivoluzionaria dai potenti Stati capitalisti, come Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Francia, era molto grande, poiché questi stati erano significativamente superiori nello sviluppo delle forze produttive e nel livello di produttività del lavoro.

I potenti Stati capitalisti hanno fondato lo sviluppo sullo sfruttamento del proprio popolo e degli altri popoli (oppressione del datore di lavoro, sistema coloniale, violenza contro i popoli indigeni, sfruttamento del lavoro minorile). Al contrario, il giovane potere sovietico cercava di creare le basi economiche del socialismo con le proprie forze, in condizioni di inasprimento della lotta di classe, cioè in condizioni di reazione borghese all’interno del paese interconnesse con il tentativo attivo di rovesciare il potere dei lavoratori dall’estero. I risultati dell’URSS sono avvenuti in condizioni di sabotaggio attivo della produzione, la minaccia permanente di interventi armati stranieri, assassini dei bolscevichi e di altri leader operai e contadini.

I periodi caratteristici sono: l’invasione da parte di 14 stati - con la partecipazione della Grecia, durante il governo di E. Venizelos – dell’Ucraina nel 1919 per la repressione della rivoluzione; le atrocità controrivoluzionarie attraverso cui la classe borghese ha risposto all’interno della Russia sovietica alla cosiddetta "offensiva del socialismo contro le forze del capitalismo" durante il primo piano quinquennale del 1929-1934 (che comprendeva l’industrializzazione e la collettivizzazione della produzione agricola); e più tardi nel periodo prima e durante la seconda guerra mondiale imperialista, quando l’atteggiamento degli stati capitalistici, insieme alle particolari mire di ciascuno, aveva anche l’obiettivo comune di rovesciare l’URSS.

Le conseguenze della prima e della seconda guerra mondiale hanno posto ostacoli aggiuntivi per la costruzione socialista, tenendo conto che nessun altro paese ha affrontato una tale distruzione su larga scala, mentre il principale avversario dell’URSS nella concorrenza globale tra capitalismo socialismo, gli Stati Uniti, non ha avuto esperienza bellica nel suo territorio.

Mentre osserviamo i risultati di cui sopra, dobbiamo tener presente che la società sovietica non era una società comunista matura, pienamente formata e "fiorente". Ma una società comunista in una fase iniziale dello sviluppo, una società comunista in formazione.

La nascita e lo sviluppo della società comunista possono recare con sé, in misura significativa, i resti del passato capitalista, ma anche le conseguenze del dominio del capitalismo a livello globale. Queste conseguenze - che erano presenti in tutti i settori della vita sociale dell’URSS - erano residui della vecchia società all’interno della nuova, resti con cui non ci si era ancora radicalmente affrontati e non tutte le relazioni sociali erano state completamente trasformate in comuniste. La critica borghese e piccolo-borghese della storia dell’URSS consapevolmente nasconde che essa è la storia del livello prematuro della società comunista. Questa critica indica debolezze ed errori dal punto di vista di una società comunista ideale per disorientare e scoraggiare l’attività dei lavoratori rivoluzionari. Allo stesso tempo, la variegata propaganda borghese inventa crimini, in quanto bolla il diritto del potere dei lavoratori a difendersi dai tentativi esterni di minarlo e nello stesso tempo falsifica la storia, abbinando il comunismo al fascismo.

Tuttavia la propaganda borghese non può nascondere la superiorità della pianificazione scientifica centralizzata nello sviluppo delle forze produttive, sulla base solida garantita dal potere dei lavoratori e dalla proprietà sociale dei mezzi di produzione, delle risorse energetiche interne, delle ricchezze minerarie, delle terre, delle infrastrutture. La storia dell’URSS dimostra ciò che i lavoratori possono ottenere quando diventano padroni dei mezzi di produzione e della ricchezza sociale, quando acquisiscono potere politico. Quest’ultima forma di democrazia mette i veri produttori della ricchezza nel posto di comando e non la ipocrita democrazia parlamentare borghese che è un’arma di dominazione capitalista per la sottomissione della classe operaia.

I risultati della pianificazione scientifica centralizzata del potere dei lavoratori, come l’eliminazione della disoccupazione, la rapida ed efficace specializzazione della forza lavoro, la sua corretta distribuzione in tutta l’economia, i risultati nell’esplorazione dello spazio, la conversione dell’industria del tempo di pace nell’industria di guerra alla vigilia della seconda guerra mondiale, sono senza precedenti se prendiamo in considerazione anche l’arretratezza pre-capitalista in molte regioni e la profonda asimmetria dello sviluppo capitalistico dominante nella Russia zarista. La distanza coperta dal potere dei lavoratori nello sviluppo delle forze produttive, sia a livello nazionale che internazionale, fu davvero enorme.

 

COME E PERCHÉ SI È AVUTA LA CONTRORIVOLUZIONE E IL ROVESCIAMENTO DELLA COSTRUZIONE DEL SOCIALISMO

 

Il corso della costruzione socialista nell’URSS non si muoveva in maniera lineare, verso l’alto e senza intoppi.

Per valutare criticamente l’esperienza positiva e negativa del primo tentativo della storia nella costruzione socialista, è necessario distinguere brevemente i suoi principali periodi storici.

Dopo il disastroso intervento estero per la base produttiva del paese e la guerra civile di classe (1917-1922) e la Nuova Politica Economica (1922-1929), che seguirono come ritirate temporanee nelle circostanze specifiche, l’elaborazione del primo piano quinquennale nel 1929 significava l’inizio dell’offensiva delle forze del socialismo. Da questo periodo e fino alla Seconda Guerra Mondiale, nell’Urss la lotta per lo sviluppo delle relazioni comunistiche di produzione, l’abolizione del lavoro salariato e il dominio del settore socializzato di produzione sulla base della pianificazione centralizzata, ha avuto generalmente successo. Questa lotta ha avuto successo nonostante il fatto che le condizioni dell’interscambio imperialista e la minaccia di guerra, unite all’eredità di una grande arretratezza, richiedevano l’accelerazione del processo di costruzione di nuove relazioni (produttive).

Durante questo periodo furono sviluppate nuove istituzioni di partecipazione dei lavoratori, il cui nucleo era il luogo di lavoro; questa relazione politica è stata successivamente violata, indietreggiando di fronte a difficoltà obiettive esistenti e anche di pressioni soggettive. Sotto la pressione della preparazione per il contributo attivo di tutti nella guerra imminente, la Costituzione sovietica del 1936 ha generalizzato il diritto elettorale attraverso una votazione segreta universale, basata sul luogo di residenza. Le unità di ogni unità produttiva come nucleo dell’organizzazione del potere operaio sono state ridotte. In pratica, la difficoltà di rimuovere i delegati delle istituzioni statali superiori è aumentata.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, sia la ricostruzione che, successivamente, l’ulteriore sviluppo delle relazioni comuniste posero nuove sfide ed esigenze che richiedevano un adattamento rilevante della strategia rivoluzionaria. Nei primi anni dopo la guerra la direzione dominante all’interno del PCUS era contro il mercato che, nonostante le debolezze e le carenze teoriche, rimase ferma nell’obiettivo di sviluppare le relazioni comuniste, della pianificata eradicazione delle disuguaglianze e della mercificazione nella produzione agricola (combinato con l’obiettivo di trasformare le cooperative Kolkhoz in proprietà sociali).

Nonostante il successo del primo piano economico del dopoguerra, la produzione agricola subì ritardi. Inoltre si riscontrarono alcuni problemi nella pianificazione centrale, anche in relazione ai rapporti tra i settori produttivi.

La vita ha mostrato che non esiste una dinamica teorica collettiva, che possa adattare la strategia comunista alle sfide poste dal nuovo livello di sviluppo nella produzione sociale. I problemi emersi non furono interpretati correttamente e non furono affrontati nella direzione del rafforzamento e dell’espansione delle relazioni comuniste.

Furono interpretati come inevitabili debolezze esistenti nella natura della pianificazione centralizzata e non come conseguenza delle contraddizioni dovute alla sopravvivenza del vecchio, a causa degli errori del piano non scientificamente elaborato. Così, invece di cercare una soluzione verso il rafforzamento e l’espansione delle relazioni comuniste di produzione e di distribuzione, essa fu cercata guardando al passato, cioè nello sfruttamento degli strumenti e delle relazioni produttive del capitalismo. La soluzione fu ricercata nell’espansione del mercato, nel "socialismo di mercato".

Il 20° Congresso del PCUS (1956) si distingue come punto di svolta perché in quel congresso, con il pretesto del cosiddetto "culto di personalità", sono state adottate una serie di posizioni opportunistiche sulle questioni della strategia di movimento comunista, delle relazioni internazionali e in parte dell’economia. In generale l’amministrazione centrale del piano fu indebolita. Invece di pianificare la conversione di kolkhoz in sovkoz e, soprattutto, di iniziare il passaggio di tutta la produzione cooperativa kolkhosiana al controllo statale, nel 1958 i trattori e gli altri macchinari divennero proprietà dei kolkhoz, una posizione che era stata precedentemente respinta.

Pochi anni dopo, a partire dalle cosiddette "riforme Kosygin" (1965), è stata adottata la categoria borghese di "profitto d’impresa" di ogni singola unità produttiva e ad essa sono stati legati i salari dei dirigenti e dei lavoratori. La valutazione della produttività delle unità produttive socialiste sulla base del volume di produzione è stata sostituita dalla valutazione del valore dei loro prodotti. Il processo di accumulazione di ogni unità socialista è stato scollegato dalla pianificazione centrale, con conseguente indebolimento del carattere sociale dei mezzi di produzione e della massa di prodotti. Allo stesso tempo, dal 1975, tutte le aziende statali, i Sovkhoz, furono completamente autogestite. Tutte queste misure portarono alla creazione delle condizioni per l’appropriazione indebita e privata, relazione legalmente vietate.

Aumentarono le differenze di reddito da lavoro tra operai e dirigenti in ciascuna impresa, nonché tra lavoratori di diverse imprese. Fu rafforzato l’interesse individuale a scapito dell’interesse sociale e della coscienza comunista, fu danneggiata la difesa e la promozione della proprietà sociale.

Emerse il cosiddetto "capitale oscuro" come conseguenza dell’arricchimento del profitto commerciale, ma anche del mercato "nero", dalle azioni criminali di usurpamento del prodotto sociale, che cercava la sua funzione legale come capitale nella produzione, in realtà, la privatizzazione dei mezzi di produzione e di assunzione del lavoro alienato, il ripristino del capitalismo. I suoi (del capitale oscuro) proprietari costituirono la forza trainante della controrivoluzione.

Nello stesso periodo, è stata rivista anche la percezione marxista-leninista sullo stato dei lavoratori. Il 22° Congresso del PCUS (1961) descriveva lo stato dell’URSS come uno stato "di tutto il popolo" e il PCUS come "partito di tutto il popolo". Queste posizioni hanno causato una rapida scossa e conseguentemente mutazione delle caratteristiche rivoluzionarie e della composizione sociale del partito. La trasformazione della degenerazione opportunista del PCUS in una forza controrivoluzionaria aperta si manifestò nel 1987, con il passaggio di una legge che stabilì istituzionalmente relazioni capitalistiche, sotto il pretesto della diversità dei rapporti di proprietà, la nota politica di "perestroika" e " glasnost". Questo fatto segna anche l’inizio formale del periodo controrivoluzionario.

Poiché la dirigenza del PCUS stava adottando scelte che indebolivano il carattere sociale della proprietà e rafforzavano gli stretti interessi individuali e di gruppo, si generavano sentimenti di estraneità dalla proprietà sociale, erodendo la consapevolezza di classe dei lavoratori. Si apriva la strada all’indifferenza e all’individualismo, mentre la pratica si allontanava sempre più dai proclami. Questo percorso spiega la passività di una grande parte del popolo durante il periodo degli sconvolgenti controrivoluzionari e, allo stesso tempo, mostra la degenerazione che i circoli dominanti del PCUS avevano raggiunto.

 

IL PROGETTO DI UNA MODERNA STRATEGIA RIVOLUZIONARIA DEL KKE

 

A seguito del rovesciamento del socialismo nell’ URSS e negli altri paesi socialisti, nonché dello scoppio della crisi interna del partito del KKE nel luglio 1991, che ha portato alla rimozione del gruppo opportunista che operava nelle sue fila, il KKE ha iniziato la sua riorganizzazione rivoluzionaria.

In circostanze difficili, a causa delle conseguenze della controrivoluzione nel movimento comunista internazionale, il KKE ha provato tutti questi anni a studiare gli sviluppi contemporanei, per trarre conclusioni dall’esperienza storica della lotta di classe in Grecia e internazionale e, allo stesso tempo, per approfondire e ampliare i suoi legami militanti con la classe operaia e con gli strati popolari. Le principali conclusioni di questo percorso, dopo un primo tentativo di studiarlo negli anni ‘90, sono state incluse nelle valutazioni sul socialismo nell’URSS (XVIII Congresso 2009) e nel Programma che è stato adottato al 19° Congresso nel 2013. Naturalmente, il grosso dello studio continua. In generale, il KKE cerca costantemente di non staccare la lotta quotidiana economica e politica dal principale compito rivoluzionario politico di rovesciare il potere del capitale.

Non si possono prevedere i fattori che porteranno alla situazione rivoluzionaria. Tuttavia, l’approfondimento della crisi economica, l’accentuazione delle contraddizioni tra i centri imperialisti che finiscono in conflitti armati, possono creare tali condizioni in Grecia. In caso di aggravamento militare imperialista della Grecia, in una guerra difensiva o aggressiva, la classe operaia, il movimento popolare non deve trovarsi sotto una falsa bandiera. Il Partito guiderà l’organizzazione indipendente della lotta operaia, per portare alla totale sconfitta della borghesia che impone la guerra o la "pace" con la pistola alla testa del popolo.

Il fatto che il KKE abbia tracciato una moderna strategia rivoluzionaria aumenta la sua capacità di organizzare i settori guida di resistenza e contrattacco in tutti i settori dell’economia, in ogni grande posto di lavoro, in ogni regione del paese.

Il rafforzamento del KKE a tutti i livelli, che è stato un tema importante nel recente 20° Congresso del Partito, costituisce un prerequisito per la promozione della sua politica rivoluzionaria. Molti lavoratori si chiedono, in buona fede, se la costruzione socialista può iniziare in un paese con il potenziale della Grecia contemporanea. Il KKE risponde:

- Le esigenze del popolo possono essere soddisfatte, basandosi sul potenziale produttivo e sulla ricchezza prodotta oggi nel nostro Paese.

- La produzione interna può raggiungere grandi livelli se viene liberata dalle catene della proprietà capitalista e dello sfruttamento della classe operaia.

- Solo il potere dei lavoratori può utilizzare, a beneficio del popolo, le contraddizioni tra le alleanze imperialiste che oggi stanno acuendo.

- Non dobbiamo pensare staticamente ai rapporti di forze nell’area geografica, in quanto cambieranno significativamente in condizioni rivoluzionarie, non solo nel nostro paese, ma anche nell’area.

Allo stesso tempo, il KKE combatte per la riorganizzazione del movimento comunista internazionale, secondo i principi dell’internazionalismo proletario, la solidarietà internazionalista del popolo contro il capitalismo e la guerra imperialista, espressa nello slogan "Lavoratori di tutti i paesi, unitevi!". Già alcuni piccoli passi verso lo sforzo della creazione di un polo distinto basato sui principi del marxismo-leninismo sono stati fatti, attraverso la "Rivista Internazionale Comunista" e l’Iniziativa Comunista Europea.

Parte integrante della strategia contemporanea del KKE è la sua percezione programmatica del socialismo. La costruzione socialista inizia con la conquista rivoluzionaria del potere da parte della classe operaia. Lo Stato operaio, la dittatura del proletariato, è uno strumento della classe operaia nella lotta di classe che continua nel socialismo con altre forme e mezzi. Viene utilizzata per lo sviluppo previsto delle nuove relazioni sociali, che presuppone la soppressione degli sforzi contro-rivoluzionari, ma anche lo sviluppo della coscienza comunista della classe operaia. Lo Stato dei lavoratori, come meccanismo di dominio politico, è necessario fino alla trasformazione di tutte le relazioni sociali in comunismo, fino alla formazione della coscienza comunista nella stragrande maggioranza dei lavoratori, ma anche fino alla vittoria della rivoluzione nella maggior parte dei potenti paesi capitalisti.

L’elemento qualitativamente nuovo del potere dei lavoratori è la trasformazione del luogo di lavoro (unità produttiva, unità amministrativa, servizio sociale, cooperativa agricola) nel cuore della sua organizzazione.

La democrazia diretta e indiretta si basa sull’assemblea dei lavoratori di ogni unità produttiva, nonché sulla capacità di controllare e revocare i delegati eletti, vale a dire i diritti elettorali sostanziali in contrasto con i diritti elettorali formali di oggi della democrazia borghese, della dittatura del capitale.

Il compito principale di questo potere è la formazione del nuovo modo di produzione, il cui predominio presuppone fondamentalmente l’abolizione totale dei rapporti capitalistici, del rapporto tra capitale e lavoro salariato. Come afferma il programma del KKE:

I mezzi concentrati di produzione sono socializzati, ma all’inizio rimangono forme di proprietà individuale e di gruppo che costituiscono la base per l’esistenza di rapporti merce-denaro. Si formano forme di cooperative produttive, dove il livello delle forze di produzione non consente ancora la socializzazione dei mezzi di produzione. Le forme di proprietà di gruppo costituiscono una forma di proprietà transitoria, tra quella privata e quella sociale, e non una forma immatura dei rapporti comunisti.

Sulla base della proprietà sociale dei mezzi di produzione centralizzati, la pianificazione centralizzata dell’economia si sviluppa come una relazione comunista che collega tutti i produttori. La pianificazione centralizzata incorpora anche, fino a un certo punto, la produzione cooperativa agricola. Insieme all’espansione e all’approfondimento delle relazioni comuniste di produzione, la classe operaia acquisisce gradualmente la capacità di comprendere appieno le diverse parti del processo produttivo.

Contemporaneamente alla distribuzione di una parte del prodotto sulla base della necessità (educazione, salute, riscaldamento, ecc.), la produzione socialista distribuisce la restante parte del suo prodotto sulla base del contributo individuale di lavoro di ogni persona al lavoro sociale nel suo insieme, senza separare il lavoro in complesso e semplice, manuale (pratico) o intellettuale.

Il Partito Comunista è il nucleo guida del potere dei lavoratori rivoluzionari, poiché è l’unica forza che agisce consapevolmente sulla base delle leggi del movimento della società socialista-comunista.

 

LA RIVOLUZIONE DI OTTOBRE MOSTRA LA VIA

 

Oggi le teorie che hanno caratterizzato la controrivoluzione come processo per il rinnovamento del socialismo, che avrebbe aperto la strada all’amicizia e alla pace tra i popoli, sono completamente fallite. Allo stesso modo, sono anche crollate tutte le teorie e le politiche per la "umanizzazione" del sistema capitalistico. Allo stesso tempo, le contraddizioni tra stati capitalistici, tra gruppi di monopolio di portata internazionale, stanno creando sempre più focolai di guerra, con il rischio reale della loro generalizzazione. Il cancro sociale della proprietà capitalistica dei mezzi di produzione "mostra i suoi denti sanguinanti".

Tutti coloro che hanno celebrato i rovesci controrivoluzionari del 1989-1991 sono stati completamente smascherati, come complici della corrosione del movimento operaio, all’atteggiamento prevalente fatalistico e compromissorio. Al contrario, il KKE è orgoglioso che, nel momento cruciale, il giorno in cui la bandiera rossa è stata abbassata dal Cremlino, ha avuto la forza di affrontare, attraverso "Rizospastis", la seguente chiamata ai comunisti: "Compagni, alzate la bandiera".

Oggi, il KKE conduce una dura lotta per conseguire quelle caratteristiche che gli consentiranno di agire come un’avanguardia rivoluzionaria "per tutte le stagioni". Nelle attuali condizioni la lotta per l’abolizione definitiva della società sfruttatrice classista e la costruzione del socialismo-comunismo è il vero modo per onorare la Rivoluzione d’Ottobre e i suoi obiettivi.

Nonostante il prevalere della controrivoluzione, le parole di Mayakovsky continuano a mostrare la via:

"Allegra e veloce, viva la nostra rivoluzione!

Tra tutte le guerre che hanno devastato il corso della storia questa è l’unica grande giusta guerra".

 

Il CC del KKE

23/05/2017